India del Sud: la luce nel buio

Sono passati più di due mesi dal mio ritorno dal viaggio in India del Sud, un po’ catapultata nella frenesia invernale della stagione che si apre qui fra le Dolomiti.
Ho pensato spesso a scrivere questo articolo sul mio blog, che risulterà essere il primo articolo, ed è giunto il momento di farlo anche per annunciare la seconda serata che terrò qui in presenza: “Un mese in India del Sud: tra Yoga e Tradizioni”.
Sono stata in India grazie alla scuola che frequento “the Himalayan Yoga Institute”, dove imparo la filosofia dello Yoga tantrico, grazie all’insegnante Ganga Devi, che con molta passione, dedizione ed esperienza diretta, ci insegna grandi verità tramandate da questa antica tradizione, filosofia e cultura yogica.
Il mio viaggio è iniziato seguendo quindi la mia crescente passione per questo percorso di crescita individuale, un percorso olistico, che parla al corpo, alla mente e all’anima. Nulla è tralasciato nella pratica yogica, nulla è lasciato al caso, ogni cosa ha la sua spiegazione e la sua visione nello yoga tantrico.
E’ un mondo immenso da studiare e soprattutto da sperimentare che con dolce accoglienza e pacata risolutezza ti invita a porti domande su ogni singolo aspetto della vita.
La nostra routine durante il corso di 300 ore era molto serrata e di grande disciplina: le pratiche iniziavano alle 5.30 fino alle 9 quando consumavamo il nostro primo pasto della giornata, di cui ricordo con nostalgia quel chutney piccante al cocco e la deliziosa frutta fresca. Seguiva qualche ora di lezione teorica che ci teneva seduti a terra (si perchè stare a terra era una condizione fondamentale anche se non imposta per la pratica del nostro corso) ad ascoltare la conoscenza che la nostra insegnante condivideva con noi. Ho scritto un quaderno ad anelli intero in 28 giorni, con scrittura stretta stretta come piace a me! Giusto per farvi capire la vastità degli argomenti di cui abbiamo discusso.
Al pomeriggio c’era una pratica di asana o workshop seguita dal nostro kirtan di canti e meditazione.
Sì, dimentico i pasti ovviamente pranzo e cena in cucina sattvica, vegetariana con altre restrizioni (no aglio, no cipolla, no caffeina, no teina…). Il tutto cucinato dalla nostra splendida cuoca Sarasvati che aveva sempre il sorriso sulle labbra, questo tipico colore dell’incarnato dravidiano e i lunghi capelli neri raccolti in una lunga treccia.

I fiori adornavano ogni angolo della casa, nonchè i capelli di Sarasvati: ogni mattina la madre di Sarasvati, un’anziana signora vestita con il tipico sari, raccoglieva dal giardino i fiori necessari per adornare gli altari e gli angoli della nostra residenza. Questo culto del fiore, come dono di bellezza al mondo, alla giornata, alla vita, mi ha molto affascianto, come il giorno in cui sono anadata a visitare il mercato dei fiori a Madurai: questa immensa distesa di sacchi piena di fiori di ogni sorta di colore e profumo, immagina quell’ordinata confusione tipica di un mercato affollato aperto 24 ore su 24, dove con genitlezza ti porgono una ghirlanda di fiori di gelsomino, il più pregiato per la cultura indiana. Quel profumo di gelsomino è inebriante, avvolgente, lascia la scia, lo appendi fra i capelli e ti senti bella come Parvati la bellissima compagna di Shiva.
Durante il mio soggiorno nell’ashram, abbiamo trascorso la famosa festa Indiana del Diwali, da cui prende il titolo il mio articolo: simboleggia la vittoria della luce sull’oscurità, del buono sul cattivo e della conoscenza sull’ignoranza.
E’ stato un giorno magico, dove con la sabbia colorata abbiamo disegnato il nostro splendido mandala, e con l’aiuto di qualche mano esperte di ragazze indiane artiste nel deporre e disegnare con la sabbia forme curvilinee e aggraziate. Alla sera ogni casa si illumina di luci a simboleggiare la buona sorte, la buona presenza da richiamare nella propria casa e per la propria famiglia. Una festa che come tutte le festività anche in India ha il suo lato commerciale e goliardico, ma ancora alcune tradizioni sono mantenute con rispetto e il dovuto trasporto spirituale.

Non sono mancate durante il mio viaggio le visite ad Ashram di famosi maestri che hanno vissuto nel sud dell’India, spesso poco esplorata o ritenuta meno spirituale in comparazione con l’India del Nord. In realtà anche questa parte dell’India, forse in maniera meno occidentalizzata è permeata da una forte cultura spirituale, dove la filosofia yogica a tratti si può fondere con la religiosità induista.
L’aspetto che mi ha molto colpita, visitando numerosi templi e ashram della zona, fra Tamil Nadu e Kerala, è la riservatezza di questi luoghi. La spiritualità e la religione stessa sono mantenuti protetti, da paparazzate e istagrammate di turisti, poco attenti al significato profondo che questi luoghi rappresentano. Strutture antichissime in pietra e sabbia che raccontano di mondi lontani, mescolati a sapori di mille e una notte. Dinastie e guerrieri che hanno dominato e conquistato queste aree creando accordi fra le diverse popolazioni che nella storia hanno invaso questa terra antica. Una terra che profuma a nord di Tigri e Eufrate, Gange e tigri; che respira a sud di monsoni e fiori, spezie come cannella e cardamomo, frutta fresca e gustosa.

Scrivendo mi è tornata la voglia di tornare lì, fra quei colori e quei profumi, di quei visi sorridenti e colore di pelle scuro, quel verde rigoglioso dei campi inerni e delle onde dell’oceano che ti salutano sia all’alba che al tramonto.
Traversata dell’India del Sud: da Pondicherry (Tamil Nadu) a (Kochi).
Ci vediamo l’8 Marzo 2024 alle ore 20.15 in sala agli Emigranti di Canale d’Agordo per scoprire insieme l’arte dello Yoga e questa terra antichissima: UN MESE IN INDIA DEL SUD TRA YOGA E TRADIZIONI.
Per prenotare il tuo posto compila il form in contatti chiedendo di partecipare alla serata: https://gaiaconnection.it/contatti/
